Quali dati Google rimuove
Google prevede una procedura dedicata alle informazioni personali che porta alla rimozione dai risultati anche a prescindere dal bilanciamento con il diritto di cronaca: dati di contatto e recapiti, numeri identificativi di documenti, coordinate e credenziali bancarie, dati sanitari, firme autografe, immagini di documenti riservati e contenuti intimi diffusi senza consenso. A questi si affiancano casi trattati con particolare rigore, come i contenuti sessuali non consensuali, il materiale che riguarda minori e i dati pubblicati con intento di doxxing.
Il fondamento giuridico
Oltre alle regole interne del motore di ricerca c'è l'articolo 17 del GDPR, che dà il diritto di ottenere la cancellazione dei dati personali non più necessari, trattati illecitamente o rispetto ai quali il consenso è stato revocato. È lo stesso fondamento del diritto all'oblio, applicato però a informazioni che non sono cronaca: qui l'interesse pubblico difficilmente entra in gioco, e la richiesta parte da una posizione più forte.
Rimozione dai risultati e rimozione alla fonte
La deindicizzazione stacca il risultato dalla ricerca ma non tocca la pagina, che resta raggiungibile da chi ne conosce l'indirizzo. Quando i dati stanno su elenchi online, portali di annunci, archivi pubblici o siti che li hanno raccolti senza titolo, la richiesta va rivolta anche a chi li ospita — ed è quella che li elimina davvero. Le due vie si sommano: la prima ferma l'esposizione immediata, la seconda chiude il problema all'origine.
Perché conta agire in fretta
Un dato personale esposto non resta fermo: viene copiato da siti aggregatori, ripreso in cache, salvato in archivi e riusato per truffe, furti d'identità e tentativi di accesso ai tuoi account. Ogni settimana in più moltiplica i punti da cui va rimosso, e la finestra utile per intervenire prima che l'informazione si sparpagli è la parte più preziosa del lavoro.