Diritto all'oblio su Google

Diritto all'oblio su Google — Cyber Lex

Che cosa è il diritto all'oblio?

Il diritto all'oblio è il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali, e in particolare la loro sparizione dai risultati dei motori di ricerca, quando quei dati non sono più necessari, non sono più attuali o sono stati trattati in modo illecito. In concreto: una vicenda chiusa dieci anni fa non deve restare la prima cosa che si legge digitando il tuo nome su Google.

Dove è scritto

Il diritto è codificato dall'articolo 17 del GDPR («diritto alla cancellazione»), ed era già stato riconosciuto dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza Google Spain del 13 maggio 2014 (causa C-131/12): il gestore di un motore di ricerca è titolare del trattamento e risponde dei risultati che associa al nome di una persona, anche quando la pagina di origine è pubblicata legittimamente da altri.

Deindicizzazione non è cancellazione

È la distinzione che conta di più. La deindicizzazione toglie il link dai risultati di ricerca associati al tuo nome: la pagina resta online sul sito che l'ha pubblicata, ma smette di essere il biglietto da visita che chiunque trova in tre secondi. La rimozione alla fonte — cancellazione, aggiornamento o anonimizzazione dell'articolo — va invece chiesta all'editore, ed è una strada distinta e complementare.

Quando spetta

Le condizioni tipiche sono il dato non più necessario rispetto allo scopo per cui era stato pubblicato, il dato inesatto o superato dai fatti, il consenso revocato, il trattamento illecito, l'informazione eccedente rispetto alla notizia. Un caso frequente è quello della cronaca giudiziaria che resta ferma alla prima pagina: indagine archiviata, assoluzione, pena espiata o riabilitazione, mentre in rete continua a comparire solo l'accusa.

Quando non spetta

Il diritto all'oblio non è un tasto per riscrivere la propria storia. Va sempre bilanciato con il diritto di cronaca e con l'interesse pubblico all'informazione: pesano il ruolo pubblico della persona, l'attualità della vicenda, la natura dei dati e il contributo del contenuto a un dibattito di interesse generale. Restano fuori anche i dati che devono essere conservati per obbligo di legge o per l'accertamento di un diritto in sede giudiziaria. Per questo l'esito dipende da come la richiesta viene motivata e documentata, non dal solo fatto di averla presentata.

Perchè scegliere noi

Come opera Cyber Lex

Non ci limitiamo a compilare il modulo di Google. Lavoriamo il caso come una pratica legale: prima si accerta che cosa c'è online e si mette al sicuro la prova, poi si costruisce la richiesta, e se la richiesta viene respinta si va avanti nelle sedi previste dal GDPR.

Analisi del caso e mappatura dei risultati

Partiamo dai fatti: quali URL compaiono cercando il tuo nome, da dove provengono, quali dati contengono e da quanto tempo sono online. Da questa mappa nasce la valutazione preliminare — che cosa è realisticamente deindicizzabile, che cosa va chiesto all'editore, che cosa non ha i presupposti — con tempi e costi detti prima di iniziare, non a lavoro avviato.

Cristallizzazione forense della prova

Prima di chiedere la rimozione fissiamo lo stato dei fatti. Con l'acquisizione legale di una pagina web catturiamo il contenuto con un browser reale, ne registriamo i record DNS e apponiamo una marcatura temporale ancorata su Bitcoin: resta la prova di che cosa era pubblicato, dove e in quale giorno. Serve nel reclamo, serve in giudizio e serve a dimostrare l'inadempimento se la pagina viene poi modificata o sparisce.

Istanza di deindicizzazione a Google

Presentiamo la richiesta attraverso il modulo di rimozione previsto da Google, ma il modulo è solo il contenitore: quello che decide l'esito è la motivazione giuridica allegata. Indichiamo URL per URL i presupposti dell'articolo 17 GDPR, documentiamo l'esito della vicenda e argomentiamo il bilanciamento con l'interesse pubblico. Dove serve, estendiamo l'istanza agli altri motori di ricerca.

Richiesta all'editore e alla fonte

In parallelo interveniamo sul sito che ospita il contenuto, chiedendo la cancellazione, l'aggiornamento con l'esito favorevole o la deindicizzazione dell'articolo dai motori tramite le istruzioni al crawler. È la via che risolve il problema all'origine, e spesso quella più rapida quando la notizia è semplicemente rimasta indietro rispetto ai fatti.

Reclamo al Garante e tutela giudiziaria

Un rifiuto non chiude la partita. Se l'istanza viene respinta o resta senza risposta nei termini, proponiamo reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure ricorso all'autorità giudiziaria, con la documentazione già raccolta nelle fasi precedenti. Il nostro team unisce avvocati specializzati in diritto digitale e tecnici informatici: l'atto e la prova tecnica nascono insieme.

Monitoraggio nel tempo

Un risultato rimosso può tornare: copie su aggregatori, ripubblicazioni, nuovi URL della stessa testata, motori diversi. Dopo la deindicizzazione teniamo sotto controllo le ricerche sul tuo nome e interveniamo sulle ricomparse, perché il diritto all'oblio si difende nel tempo e non con una richiesta sola.