Rimozione alla fonte e deindicizzazione
La rimozione alla fonte si chiede a chi ospita il contenuto — testata, portale, blog, forum — e fa sparire davvero la pagina dal web. La deindicizzazione si chiede invece al motore di ricerca e non tocca la pagina: la stacca dai risultati associati al tuo nome, che è il punto da cui nasce quasi tutto il danno concreto. Chi cerca informazioni su di te non sfoglia gli archivi di una testata: digita il tuo nome e legge le prime posizioni.
Su che base si chiede
Il fondamento è l'articolo 17 del GDPR — il diritto all'oblio — insieme al diritto di rettifica per i contenuti inesatti e agli strumenti previsti in caso di diffamazione o di violazione della privacy. La notizia diventa aggredibile quando non è più necessaria rispetto allo scopo per cui fu pubblicata, quando è superata dai fatti, quando è eccedente rispetto alla cronaca o quando è stata pubblicata illecitamente.
Il limite: il diritto di cronaca
Una notizia vera, di interesse pubblico e ancora attuale non si cancella, e nessuno può prometterne la rimozione. La valutazione pesa il ruolo pubblico della persona, il tempo trascorso, la natura dei dati e l'apporto del contenuto a un dibattito di interesse generale. Il caso tipico che invece si vince è la cronaca giudiziaria rimasta ferma all'accusa: archiviazione, assoluzione o riabilitazione arrivate anni dopo, mentre in rete continua a comparire solo l'inizio della storia.
Anche la copia va considerata
Una notizia raramente vive in un solo posto. Viene ripresa da aggregatori, rilanciata da altre testate, copiata su siti minori, salvata negli archivi. Per questo il lavoro non si esaurisce con il primo URL rimosso: conta la mappa completa delle occorrenze e il controllo che nel tempo non ne ricompaiano di nuove.